giovedì 5 aprile 2007

Prima che rintocchi il mezzodì, sono solito trascorrere un'oretta di osservazioni seduto su qualche scomoda panchina di un parco. Lo studio dei mortali di superficie rimane una gradito passatempo aspettando che Vandemar torni dal macellaio con un trancio di macellaio per pranzo.
Fra i Parchi Reali che puntellano di verde la grigia Londra, non vi è dubbio che Hyde Park sia il mio prediletto. Non solo per le ammutolenti viste sull'agglomerato urbano più riprovevole dell'intera Britannia, ma anche per le innumerevoli storie che si sono consumate all'ombra dei quattromila alberi dell'Hyde Park.
Le loro radici sono intrise di sensazioni appartenenti alla sfera sensibile e ad eventi, le cui risonanze scuotono invisibilmente le corteccie strisciando fino alle spigolose punte dei rami. Ciò che mi delizia è la qualità di tali storie. Violente, meschine e intrise di umana ottusità. Certo, si sente anche il sapore di amori appena sbocciati e galanti intenzioni. Ma sono emozioni il cui flebile ronzio viene affogato dal roboante chiasso della brutalità.
Hyde Park ha un ottimo odore di sangue, vi assicuro. Del sangue degli animali cacciati per solo spirito agonistico, creature trucidate per Re e nobilotti dai sopiti istinti predatori. Del sangue delle vittime dell'illuminata Legge Umana, i cui colli furono spezzati sul purtroppo smantellato patibolo di Tyburn. Del sangue dei morti per l'orgoglio di un cognome o di un titolo durante le patetiche danze di duellanti dal sangue caldo e rigorosamente blu. Del sangue che odora di bruciato di Reali Cavalieri, saltati in aria nel nome dell'indipendenza di un paese.
Aah. Dire che è una sensazione piacevole sminuirebbe la portata del mio estasiato gongolare.
Seduto su una panchina, mi godo nuove generazioni di donne e uomini d'affari correre in tute firmate. Studenti intenti a leggere un libro o a spalmarsi su un altro studente. Nessuno di loro si accorge consciamente delle ossa che sta calpestando.


Ma confido nella memoria collettiva, per una gustosa sorpresa.


Saluti,

Mr. Croup.

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